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Hacker Russi, sport e archivi WADA

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Scritto da Joe Caos

Hackerami... I cazzi miei! 

Da un paio di giorni impazza sul web e su tutti i quotidiani la notizia che alcuni hacker russi avrebbero  estrapolato fonti riservate dagli archivi WADA (alias l’agenzia mondiale antidoping) dove parrebbe che moltissime federazioni richiedessero “esenzioni” di controlli antidoping ai loro beniamini per problemi di salute di varia natura. 

Non ci capite niente? Ve la spiego in maniera più semplice. Se questi dati fossero veri moltissimi campioni di tutti gli sport (pare siano esclusi gli scacchi, le freccette ma non lo scopone scientifico) avrebbero assunto farmaci dopanti per “curarsi” da molte patologie di cui questi pargoletti soffrono da tempo immemore. I numeri se confermati sarebbero impressionanti, quasi da reparto geriatrico e solleverebbero vari dubbi su tutto lo sport professionistico che potrebbe benissimo da oggi chiamarsi nosocomio ambulante.

MA LO SPORT UNA VOLTA NON FACEVA BENE? Insomma una marea di sportivi professionisti giovani (di età compresa tra i 20 e 30 anni) capaci di ottenere performance inarrivabili per i più non se la passerebbero troppo bene con la salute: prendiamo atto. Voi ci credete? Come no! Comunque questa ennesima vicenda di doping sospetto o presunto mi conduce ad una riflessione più ampia: non esiste più la privacy! Questi maledetti computer quando uno meno se lo aspetta incominciano a spifferare i nostri segreti più intimi, atroce, altro che TERMINATOR. E che segreti: geni dell’informatica, hacker, wikilinsiani e chi più ne ha più ne metta hanno svelato che molti campioni dello sport sono farmacie ambulanti, che Diletta Leotta scopa e che Joe Coas durante l’orario di lavoro visita siti pornografici e cerca all’impazzata motociclette vintage che poi mai acquisterà: che scoperta! 

Io comunque per non rischiare tornerò all’amata carta e penna e all’acquisto di PlayBoy in edicola specificando all’edicolante che non è per me ma per un amico (Mister G…).