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Medaglie Naturalizzate? No Grazie...

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Scritto da Joe Caos

Naturalizzazione = Paraculizzazione

Argomento scomodo che però va affrontato e purtroppo anche seriamente (io cazzeggerei su tutto!) ovvero quello della naturalizzazione degli atleti, che tante glorie e medaglie hanno portato a noi ma soprattutto a molti altri.

Giusto? Sbagliato? Ora vi dico come la penso.

Per me naturalizzazione va tanto a braccetto con paraculizzazione e badate bene che lo è da ambo le parti, ovvero federazione/nazione da una parte e atleta dall’altra.

Da un lato c’è una nazione che vuole inglobare atleti forti e quindi medaglie e da l’altra c’è l’atleta che vuole monetizzare il più possibile la sua attività a tal punto da fare un olimpiade con una maglia diversa da quella della sua nazione nativa. Pazzesco perché in qualche modo questo tradisce completamente lo spirito olimpico, ovvero quel sentimento atavico che faceva partire dalla propria casa campioni che con valige di cartone e su qualche treno merci sfondato affrontavano viaggi pazzeschi per sfidare gli altri, ovvero popoli diversi. Ora il Keniano (per dirne uno) indossa qualunque maglia, magari di qualche emirato arabo o la nostra splendida maglia azzurra se solo dovessimo offrirgli qualche privilegio in più. Ma stiamo scherzando?

Per me la situazione è molto semplice e va sintetizzata così: se un ragazzo/a viene in Italia in età giovanile e si forma atleticamente sul nostro territorio (quindi usa le nostre strutture, le nostre scuole, i nostri tecnici, le nostre metodologie) non solo ha il diritto di indossare la maglia azzurra ma è un italiano a tutti gli effetti al di là di quello che dice il passaporto.

Differente però è la questione atleta adulto che sposandosi con italiano con cui poi divorzierà immediatamente (guarda caso) non solo acquisirà la nostra cittadinanza ma anche la maglia azzurra, i premi in denaro e il tanto sognato (non da me ovviamente) posto e stipendio fisso (perché poi sarà arruolato/a da qualche gruppo sportivo militare che gli garantirà lo stipendio a vita andando a ricoprire poi chissà quale mansione).

Onestamente anche se questo potrà portare dei benefici al nostro medagliere io non lo trovo assolutamente corretto perché mi pare solo una furbata anche mal costruita. Sentir parlare un italiano stentato ad un ragazzo/a di colore che fino all’altro ieri correva per tutt’altra nazione è qualcosa che può far venire il voltastomaco a molti.