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Fermarsi

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Scritto da Joe Caos

Ladri di sport...

Bolt si ritira, farà qualche passerella ma l’ultima Olimpiade è stato il canto del cigno di un campionissimo che io metto anche davanti al Carl “figlio del vento”. Rosberg anche ha deciso di chiudere la sua carriera a soli 31 anni con l’iride in tasca come sua papà Keke. Anche Michael Phelps ha deciso di dare l’addio, anche perché forse nel suo caso l’anagrafe incominciava a farsi pesante.

Da una parte siamo quindi circondati da campionissimi capaci di dire basta nel loro momento più alto ed in età piuttosto giovane (almeno per i tempi), dall’altra invece c’è tutta una stirpe di vecchi atleti, magari ancora efficaci che di dire STOP non ne hanno davvero voglia: pensiamo a Valentino Rossi che nonostante non vinca ormai da otto anni si schiererà per l’ennesima volta sulla griglia di un mondiale MotoGP che si sta sempre più riempiendo di giovani velocissimi e tenaci quasi quanto lui. Ma anche Raikkonen farà almeno un'altra stagione in sella ad una monoposto e poi chissà, magari anche lui tirerà avanti ancora per cercare di superare quei 40 che fecero un po’ appassire il ricordo del grande Schumacher che non riuscì a vincere neppure una gara dopo il ritorno a bordo questa volta di una Mercedes.

Quindi il dilemma è il seguente: meglio ritirarsi da giovani e vincenti oppure cercare di vincere da “vecchi” e cambiare così la storia di uno sport ma rischiando di offuscare delle carriere prodigiose?

Ovvio che questa domanda prevede risposte diverse. Sono però sicuro che nessuno vorrebbe vedere Bolt correre i 100m in 10:20” soprattutto dopo quello che gli abbiamo visto fare nel corso di tutta la sua carriera. E’ anche vero che quando Stoner si ritirò a 27 anni lasciò un grande vuoto a tutti gli appassionati e suoi tifosi (me compreso) che lo vorrebbero rivedere ancora in pista a battere i Marquez, Vignales e compagnia bella.

Credo che in questo senso assecondare tifosi ed ego sia piuttosto rovinoso più o meno per tutti. Di un campione che vince quando sono passate davvero molte primavere (pensiamo al grande Alì capace di ritornare campione a 37 anni salvo poi cadere a 40 suonati in un match a dir poco imbarazzante) ne esistono centinai che attaccandosi alle scuse più improbabili non bisseranno più i successi giovanili.

Insomma sapersi ritirare quando si è ancora giovani è prodezza di uomini risoluti e di spessore, perché di fame e denaro non si è mai davvero sazi, però cari campioni siamo tutti un po’ ladri e così fermarsi al momento giusto diventa forse la cose più difficile, più di vincere o di farla franca.

Alla prossima.