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Corri che ti passa

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Scritto da Joe Caos

La psiche degli altri mai prima della propria...

Corriamo che ci passa… ecco a voi una piccola polaroid di ciò che veramente significa Mens Sana in Corpore Sano, allora, rewind.

Mattinata interessante: sveglia alle 6:15 dopo aver passato una nottata a dormire come un bambino malgrado una frattura della ossa nasali (causa incidente stradale) che mi tortura da mesi. Colazione come sempre iper-proteica fatta di yogurt, latte, 30 grammi di proteine in polvere, fette biscottate e marmellata. 

Esco di casa con un leggero mal di gambe, ma piacevole, dato dalla corsa di ieri sera su percorso tutt’altro che pianeggiante (7 km totali con 4 di salita più o meno continua ma non ripida). Mi sento bene comunque, così salgo sulla mia Lancia Delta Turbo per raggiungere gli 11 pazienti (10 asl più uno privato) che mi toccano in questa giornata. Fila tutto liscio come l’olio così alle 9 e 30 mi trovo già in ufficio anche se sarebbe meglio dire in ambulatorio. 

C’è gente che sosta fuori, in fila, come sempre. Il telefono incomincia a suonare all’impazzata ed io devo rispondere, controllare le prescrizioni di presidi sanitari al computer più ascoltare anche tutti i pazienti che ho in ufficio. Un delirio? Niente affatto, tutt’altro, è la mia routine. 

Così dato che mi sento bene, complice anche una giornata di settembre inondata da un sole splendido e priva di vento (fino a ieri la mia città era stata invasa da una terribile tramontana)  mi districo senza problemi nel mio marasma lavorativo. 

Vado alle grande, sono felice e i pazienti se ne accorgono, così lavoro velocemente e smaltisco rapidamente la fila fino a quando l’ennesima telefonata invade il mio già piccolo spazio lavorativo. 

Un uomo sbraita dall’altra parte della cornetta ed io cerco di essere calmo, serafico, anche perché la mia mente è già spostata alle ore 17 e 30 quando mi troverò in campo a sfidarmi in una partita all’ultimo sangue contro Enrico, gran bel tennista. Tra strilli e urla cerco di capire dove stia il problema ma il “signore” dall’altro lato ha poca voglia di farsi capire, così lo lascio gridare un po’. 

Dopo circa due minuti di invettive intervengo con la mia signorilità di sempre: <<  ha finito di rompermi i coglioni? Cosa vuole da me!? >> . 

Il professore-coglione dei miei stivali ci tiene a sottolineare di essere un grande dirigente della asl come d’altronde sua moglie, puntualizzazioni a parte io vorrei sapere cosa vuole da me, sentiamo: << mia madre deve ricevere degli ausili per incontinenza che ancora non sono stati recapitati, ha capito! Lei mi sta prendendo per il culo! Io  sono un dirigente ha capito? Devo chiamare il direttore, mi dica, cosa devo fare? >>.  A questo punto essendo un tennista che da sempre si è ispirato alla classe e alla signorilità del buon vecchio Federer mi permetto di mettere in atto il mio stile anche in una semplice telefonata: << Guardi, mi stia a sentire un minuto: faccia quel che cazzo vuole! Mi farebbe un regalo se contribuisse al mio licenziamento che lei non ha idea, da sempre ho voglia di prendermi un anno sabbatico per fare il giro del mondo in sella alla Boneville >>; << ma lei è un autentico bip bip bip ecc >> . << Si certo, ha ragione, ha presente “I Viaggi Di Jupiter” >>; << ma cosa dice, lei non mi sta neppure ascoltando, io sono un famoso psicologo  >>. Sul famoso psicologo si sarebbe tranquillizzato anche un esuberante Mike Tyson giovane. << Lei è un famoso psicologo? Ma famoso per chi? Comunque deve essere in gamba solo con la psiche degli altri perché sono tre ore che mi grida al telefono senza neppure farmi parlare. Ha sbagliato ufficio, non deve chiamare me ma il numero verde 800. ecc ecc. >> ; << Veramente? Ma non poteva dirmelo prima? >>; << Ha ragione, ma faccia una cosa, vada a farsi una corsetta magari le passa e poi non mi risulta che psicologo sia sinonimo di dirigente porc...bip! >>. Scusate ma non sopporto l'ignoranza.